Dopo il virus, il gioco legale sarà ancora il nemico pubblico numero uno o sarà tempo di svolta?

mar 31

Si sa che in Italia è sempre stato complicato muoversi e lavorare nel settore del gioco pubblico, da sempre centro di polemiche e vittima un po' di tutti: opinione pubblica, media, associazioni di settore. E della politica che, negli ultimi anni soprattutto, mai ha fatto mancare il suo bastone sulle spalle del gioco, percosso e tassato fin oltre l’eccesso e portato poi allo stremo da conseguenze imponderabili. Eppure si parla di un settore virtuoso, che ha fatto della trasparenza, della responsabilità e del lavoro sano i suoi punti fissi.

Ora, mentre nel mondo impazza la pandemia, cosa può accadere più dopo che il settore del gioco, per colpe non sue, è stato catapultato in una crisi, economica e non, di cui non riesce a vedere fine?

Mentre in Italia impazza il virus, lo Stato sta cercando di combattere a modo suo questa guerra. Misure, spesso stringenti, decreti e interventi straordinari per far sì che tutti ne escano con quanti meno danni possibili. Insomma, soluzioni da trovare rapidamente sono l’unico palliativo contro un virus che non macina solo infetti e vite umane, ma anche il resto: quotidianità, socialità, economia.

In questo scenario apocalittico, per usare un eufemismo, il gioco è stato già ampiamente colpito, anche dal lockdown, necessario e coerente con le misure del governo stesso a partire dai principi di marzo, quando cioè i locali sono stati chiusi azzerando, difatti, la raccolta del gioco fisico. Che non si è sottratta, nelle scorse settimane, agli oneri da portare a termine, come ogni altra azienda. A favore delle casse dell’Erario, peraltro, nel silenzio generale di tutti, in una sorta di quarantena volontaria in cui è stato relegato in tempi non sospetti.

Eppure, quando ci sarà da ripartire, non sarà facile ma per qualcuno sarà ancor più dura la montagna da scalare: il gioco è tra questi. Per cui occorrerà ripartire con prontezza, mettendo da parte il vecchio apparato burocratico, velocizzato come non mai nelle ultime settimane. Occorrerà la stessa volontà dopo la fine di questa crisi e del conseguente lockdown, atteso per fine aprile.

Dalle prime indiscrezioni che filtrano, dal momento che si parla già di riavviare il motore del Paese, il gioco sembra ancora agli ultimi posti nel ritorno alla normalità, anche perché gli assembramenti saranno ancora per un po’ vietati ed è anche giusto, in questo senso, un ridimensionamento per le attività ludiche rispetto ad altre. Però c’è un timore in tutta la filiera: essere ultimi non solo nella deadline delle riaperture, ma ultimi nelle attività da tutelare e supportare in fase di ripartenza. Concreta, peraltro, questa preoccupazione.

E soprattutto niente lascia presagire un atteggiamento diverso da questo Governo che, come gli ultimi, si è rivelato quasi sempre ostile nei confronti del gioco: ne sono una testimonianza le ultime decisioni in fase di manovra economica, che hanno innalzato quella che, de facto, è la tassazione più alta d’Europa, in particolare sugli apparecchi a vincita in denaro. Ma quello di quest’anno è un bivio, una strada da no way out: non si può tornare indietro perché il settore ha bisogno di un futuro che, con delle differenze, non sarebbe più garantito.

L’intera industria ha dimostrato ottime capacità di sopravvivenza ma rischia ora di subire i riflessi di un’onda troppo grande da sopportare. Occorrono riforme o, tradotto in altri termini, un riordino generale dell’intero comparto. A favore dello stesso e del segmento di economia da esso alimentato. Altrimenti una crisi già in essere si trasformerebbe, giocoforza, in uno tsunami senza possibilità di scampo. Occorrerà trattare la materia con cognizione di causa, senza trovare solo il marcio.

In tutto ciò gli operatori di gioco attendono con fiducia la fine della crisi e sperano, cercando di isolare preoccupazioni comunque lecite. Con la consapevolezza che la vera battaglia si disputerà domani, quando nasceranno, dagli sfaceli, anche delle opportunità per tutto il mondo dell’impresa italiana. E in questo caso il gioco stesso è una opportunità, per se stesso e per lo Stato. Senza essere considerato il nemico invisibile di tutti. Ed essere così rilanciato. Come la sanità, messa a dura prova da una pandemia reale. Sarà una priorità, probabilmente, come giusto che sia, nella mente del governo. E come è giusto che lo siano anche altre forze dell’Italia. Gioco compreso.