Blocco dei pagamenti per gli operatori legali, dagli USA all’Europa è allarme. Il caso dell’Italia

su nataliam | 1st of November 2019
Blocco dei pagamenti per gli operatori legali, dagli USA all’Europa è allarme. Il caso dell’Italia

Con la Legge di Bilancio in previsione del prossimo anno, il Governo Italiano ha deciso di introdurre la misura di blocco dei pagamenti in favore del contrasto al gioco illegale. Un provvedimento che negli Stati Uniti, per dirne una, esiste già dal 2010 e che, momentaneamente, era riuscito a creare inciampi al mondo illegale, paralizzando però del tutto quello illegale del gioco. In Italia la situazione è ben chiara: esistono centinaia di operatori nel settore legale, con propri siti e skin. E nel nostro Paese una norma già esiste sul blocco, dal 2011, anche se formalmente non è applicata e mai lo è stata. Il caso degli USA, però, offre ottime prospettive di analisi.

Il divieto venne introdotto con la legge federale cosiddetta UIGEA, nell’ormai lontano 2006, con cui veniva vietata qualsivoglia forma di gioco online, eccezion fatta per le scommesse ippiche. Il provvedimento, entrato poi in vigore nel 2010, ha prodotto notevoli effetti collaterali, col blocco della metà delle transazioni destinate agli operatori di gioco legali, creando così le premesse, per l’illegale, di adattarsi ben presto ai cambi di prospettiva. Il blocco negli States, infatti, è tutto basato sul Merchant Category Code, il cosiddetto MCC, un sistema di codici utilizzato dai payment processor per la suddivisione delle transazioni, a seconda della categoria merceologica del bene o del servizio che si acquista. Il codice del gioco, poi allargato a tutto il mondo, è 7995 ma nel caso del gambling non basta a capire se c’è una operazione legale o meno in uno specifico stato. Con l’UIGEA le compagnie gestenti carte di credito, come Mastercard, hanno varato l’opzione di sottocodici per l’attuazione del blocco. Un sistema, questo, che ha al suo interno diversi elementi di fallacia, per motivi diversi e riguardanti il mercato degli USA, come è noto popolato da Stati ciascuno con una propria giurisdizione e regole.

Sostanzialmente, le banche emettenti carte di credito hanno deciso, spesso tendendo al no, se sostenere o meno il gioco, come ha avuto modo di spiegare ad Agimeg Dennis Ehling, partner della sede di Los Angeles della Blank Rome LLP e co-presidente della Gaming and Gambling Practice. Ehling ha chiarito che i giocatori hanno trovato alternative nell’uso, ad esempio, di carte di debito, dove cioè i controlli sono nettamente minori. Le operazioni bloccate, assicura, sono state comunque molte, seppur i destinatari erano tutti in regolare possesso di licenza. La percentuale varia da banca a banca, chiaramente, seppur si assesti sul 50%.

E il mercato non autorizzato? Ben presto si è saputo adattare utilizzando altri strumenti per raggirare i divieti vigenti. Tutto ciò per dire che, come spesso accade, dagli USA si è poi tratta ispirazione e il blocco è arrivato anche in Europa, dove è stato adottato da 17 Stati membri ma applicato in maniera sistematica e coerente solo in otto di questi, tra cui Norvegia, Polonia, Slovenia e Romania. Il caso della Norvegia è poi emblematico perché è stato adottato anche il blocco delle vincite, paralizzando così anche trasferimenti di denaro dagli operatori ai giocatori. Il sistema MCC, come negli Usa, si utilizza solo in Lettonia. L’Ungheria, invece, punta a bloccare specifiche transazioni e i restanti sei Stati provano a tutti i costi a bloccare le transazioni verso operatori illegali, comunque difficilmente individuabili. In conclusione il blocco sembra non avere chissà poi quali effetti.

Il mercato dei pagamenti è troppo ampio e le competenze degli enti regolatori dei giochi non sono adatte a coprire l’intera fascia, come ha sapientemente riassunto la Commissione Europea. La misura del blocco, in sintesi, ha avuto meno successo dell’oscuramento dei siti di gioco vietati, per molteplici motivi, a cominciare dal fatto che i pagamenti possono essere gestiti da società internazionali con sedi in altri luoghi, a titolo di esempio.

Il segretario generale dell’EGBA, quell’associazione che rappresenta gli operatori comunitari dell’online, Maarten Haijer, “Il blocco dei pagamenti è un altro strumento per rafforzare i confini nazionali, mentre internet non ha alcun confine e invece mette proprio in discussione la legittimità dello strumento, all’interno del diritto comunitario. Il mercato del gioco online è per sua natura trans-nazionale e l’EGBA sostiene la libera circolazione dei capitali, che viene garantita dai principi del mercato unico. Il blocco dei pagamenti può tradursi in un abuso, quando viene utilizzato per dare attuazione a un sistema protezionistico o un monopolio”.

L’Italia, che ha introdotto una norma similare nel lontano 2011, con la Manovra correttiva del Governo Berlusconi IV, con cui banche e istituti finanziari avrebbero segnalato ai Monopoli gli autori di transazioni verso operatori non autorizzati. Piazza Mastai, invece, avrebbe dovuto compilare un elenco di queste compagnie ma la misura non è mai entrata in vigore a causa di un’intesa mai raggiunta tra i Ministeri competenti. Oltretutto né Banca Italia, né l’Associazione delle Banche italiane hanno preso posizione. Fino ad oggi, con la Misura del Governo Conte 2 che mette d’accordo la maggioranza degli operatori italiani: come ha sottolineato Moreno Marasco, presidente dell’associazione che riunisce i principali operatori dell’online italiani, LoGiCo, l’iniziativa difficilmente andrà a svantaggio degli operatori legali, seppur lui stesso riconosca il sempre più evidente distacco delle banche dal mondo del gioco. Legale, s’intende, il tutto mentre il settore illegale viene ignorato e non considerato e può transare in base alle modalità che più preferisce. Ma, anche in questo caso, tutto dipenderà dall’implementazione del divieto e la palla, anche in questo caso, passa al Governo. Per evitare problemi e soprattutto altri scontri, soprattutto con gli istituti di credito…

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