Settore Giochi Pubblici: i dati reali del 2016

su nataliam | 17th of February 2017
Settore Giochi Pubblici: i dati reali del 2016

Correva l’anno 2006 quando il gambling online, fino a quel momento stagnante e penalizzato dal vuoto normativo, è stato finalmente legalizzato in Italia. L’intenzione dei governi, attraverso la regolamentazione, era diretta a limitare il fenomeno dell’illegalità del gioco d’azzardo online. L’azione ha avuto ripercussioni positive non solo sullo specifico segmento, ma ha rappresentato diversi vantaggi per la crescita del settore in generale e per lo stato relazionati alle imposte che gli operatori di gioco versano ogni anno per un totale di circa 10 miliardi di euro.

Negli anni a venire, precisamente tra il 2009 e il 2011, si è assistito al completamento delle norme sulla liberalizzazione e l’Italia ha cominciato a rilasciare licenze a gestori di casinò nazionali e stranieri. È proprio da qui ha avuto inizio la straordinaria ascesa del settore, che considerando le forme di gioco terrestre e online, rappresenta più del 5% del PIL italiano.

Negli ultimi anni l’offerta di gioco d’azzardo nel nostro paese si è notevolmente trasformata a livello di prodotti, canali di vendita e modalità di fruizione. Il mercato legale ha portato all’emergere di nuove forme di gioco, quelle legate alle lotterie istantanee, agli apparecchi da divertimento e al gioco online. In seguito a queste trasformazioni, la crescita dei volumi di raccolta e di spesa risulta essere il risultato di una politica pubblica che ha saputo combinare l’ampliamento e l’articolazione dell’offerta legale con la repressione del gioco clandestino, canalizzando la domanda in un circuito capace di recuperare risorse a vantaggio dello Stato.

Intanto, proprio in questi giorni, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli “Con riferimento alle inesattezze che caratterizzano talvolta i dati oggetto di commento relativi al gioco legale”, si è proposta di delineare, considerando il suo compito istituzionale, “un quadro informativo in materia”. I dati sui “numeri” del gioco legale, sono stati pubblicati in una nota dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

I dati reali del 2016

I dati riferiscono che la spesa per il gioco nel 2016 è stata pari a circa 19 Md€ (poco meno dell’1% in termini di Pil) e non a 96 Md€ come è stato erroneamente reso noto più volte: l’errore deriva dal fatto che la raccolta, ossia l’insieme delle puntate, viene confusa con la spesa, che invece si ottiene sottraendo dall’ammontare della raccolta annua il totale delle vincite del periodo corrispondente. Considerando sempre nel 2016, le vincite sono ammontate a circa 77 Md€. “La spesa, in altri termini, corrisponde a quanto la collettività dei giocatori perde nel periodo di riferimento. Un ammontare così elevato di vincite, la maggior parte di importo non elevato, tende a ripartirsi tra una moltitudine di vincitori”.

La spesa deve essere considerata per dimensionare in modo comprensibile l’incidenza della tassazione, anche quando le aliquote si riferiscono formalmente, come base imponibile, alla Raccolta. Per quanto riguarda ad esempio le VLT (VideoLottery), il segmento dell’offerta di gioco è tassato al 5,5% sulla Raccolta. Il tasso di vincita medio (pay out) nel settore è dell’88%. Ciò vuol dire che, dedotte le vincite, per ogni 100 euro giocati, solo 12 rimangono a disposizione per essere tassati; di talché una tassazione di 5,5 punti, porta via quasi la metà dell’ammontare tassabile (45,8% della spesa), restando il resto a disposizione della filiera commerciale. Considerando le cosiddette AWP, ossia le slot machine che si trovano anche in bar e tabaccherie, la tassazione è stabilita al 17,5% della raccolta, la percentuale in vincite è pari al 70% e la tassazione effettiva risulta del 58,3% (17,5/30×100). Attualmente la tassazione complessiva del settore, che è pari a circa 10 miliardi di euro, supera il 52% della spesa (10/19 x100 Md€).

Il ricavo complessivo della filiera commerciale, al netto delle imposte sul gioco, ammonta a circa 9 Md€. Si sta parlando di ricavi e non di profitti. Al fine di ottenere gli utili d’impresa devono essere sottratti i costi di gestione operativa e finanziaria. Inoltre, sugli utili grava la tassazione diretta.

Riferendosi infine ai dati relativi alla cosiddetta “ludopatia”, l’ADM si è fatta promotrice, con l’obiettivo di poter disporre di una fonte omogenea a livello nazionale, di una iniziativa di ricerca integrata, fra l’altro, da una completa indagine epidemiologica basata anche sulla collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità. “Si spera di poter entrare in possesso dei risultati dell’indagine entro il corrente anno, contribuendo così a colmare il gap conoscitivo che ci separa da altri Paesi europei”.

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